Economia 

«Il lavoro sia luogo di dignità, non di rischio»: Genova celebra la 75ª Giornata per le vittime degli incidenti

Salis: «La città si unisce al cordoglio, serve una cultura della sicurezza concreta». I sindacati chiedono un patto operativo: più ispettori, prevenzione e formazione; D’Angelo (PD): «Ricordare non basta, servono risorse e responsabilità»

La 75ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro ha riunito a Genova istituzioni e organizzazioni sindacali in un momento di memoria ma anche di proposta. Nel capoluogo ligure, la ricorrenza è diventata l’occasione per rilanciare ai diversi livelli di governo una richiesta condivisa: rafforzare prevenzione, controlli e formazione per fermare una scia di infortuni che continua a segnare il Paese e la regione.

Cgil Liguria: “Salute e sicurezza, questione di qualità del lavoro”

Per la Cgil Liguria, salute e sicurezza non possono essere separate dalle condizioni in cui si lavora. Lo sottolinea il segretario generale Maurizio Calà:
«Salute e sicurezza sul lavoro potranno essere garantite solo se ne verrà migliorata la qualità».
Il ragionamento del sindacato parte dai numeri di infortuni e ispezioni: «La mancanza di una regia pubblica di controllo, prevenzione e repressione rispetto al lavoro nero, grigio e a salute e sicurezza sul lavoro sono ben fotografate dai tassi di irregolarità riscontrati dall’Ispettorato del Lavoro. Questa realtà dovrebbe interrogare e preoccupare le istituzioni: sono tutte condizioni che insieme a lavoro precario e subappalto a cascata rappresentano il terreno fertile dove nascono le storture del mercato del lavoro ed è compito della Regione Liguria invertire questa tendenza investendo maggiormente sulla qualità del lavoro».

Cisl Liguria: “Dalla memoria all’azione: un patto regionale per la sicurezza”

La Cisl Liguria lega la giornata a impegni misurabili. Il segretario generale Luca Maestripieri avverte:
«La seconda domenica di ottobre, dedicata alle vittime sul lavoro, non può essere solo memoria di chi non è tornato a casa dai cantieri o dalla strada. Deve essere assunzione di responsabilità. In Liguria i casi mortali nei primi nove mesi dell’anno sono aumentati e l’irregolarità è troppo diffusa: basta slogan, servono controlli veri, prevenzione e formazione continua in ogni luogo di lavoro».

Da qui la proposta di un Patto ligure per la sicurezza, con Regione, Ispettorati del lavoro, Asl, Inail e parti sociali al tavolo. Obiettivi operativi indicati dalla Cisl:

  • Più ispettori e ispezioni mirate nei comparti a maggiore incidenza infortunistica;
  • Coordinamento dei dati su incidenti e “quasi infortuni” per interventi preventivi tempestivi;
  • Premialità per le imprese che investono in salute e sicurezza;
  • Sanzioni efficaci per chi viola norme e protocolli;
  • Formazione continua e qualificata per lavoratori, Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e management;
  • Prevenzione integrata negli appalti pubblici e privati, con clausole sociali e verifiche di filiera.

Maestripieri ribadisce: «Rilanciamo anche oggi quello che abbiamo recentemente chiesto: un patto per la sicurezza che coinvolga Regione, ispettorati, aziende sanitarie, Inail e parti sociali: più ispettori, più coordinamento dei dati sugli infortuni, premialità per le imprese che investono in sicurezza e sanzioni efficaci per chi non rispetta le regole». E conclude: «Il 12 ottobre ricordiamo le vittime, ma il giorno dopo dobbiamo cambiare organizzazione e cultura del lavoro: fermiamo questa carneficina con scelte concrete, partecipazione e responsabilità realmente condivisa».

Uil Liguria: “Zero morti sul lavoro, serve un piano nazionale straordinario”

Nel solco della campagna Zero Morti sul Lavoro, la Uil Liguria chiede un salto di qualità nelle politiche pubbliche. Il segretario organizzativo Giuseppe Gulli afferma:
«Infortuni e morti sul lavoro non rappresentano solo una piaga e un’ingiustizia sociale, sono una sconfitta per Stato, istituzioni e imprese. Non possiamo accettare un sistema in cui la vita umana venga messa a rischio ogni giorno a causa di: lavoro precario, negligenze nelle manutenzioni sempre più al risparmio, contratti pirata, appalti e sub appalti, controlli insufficienti e di una politica che, a livello nazionale, agisce poco e parla troppo».

E indica la strada: «Serve un piano nazionale straordinario per la sicurezza sul lavoro, con risorse adeguate, ispettori competenti, sanzioni efficaci e formazione obbligatoria. Lo abbiamo fatto presente a Regione Liguria e Comune di Genova tante volte, ma a livello nazionale abbiamo chiesto con forza a Palazzo Chigi un tavolo sugli appalti e sub appalti senza successo. Ci è stato promesso ma ancora non è stato avviato. Come si può andare avanti senza l’attore principale di questo Paese?»

Il messaggio del Comune di Genova

La sindaca Silvia Salis richiama la dimensione civica e istituzionale della ricorrenza: «Oggi, in occasione della Giornata nazionale per le Vittime degli incidenti sul lavoro, la città di Genova si unisce al cordoglio e al ricordo di tutte le lavoratrici e i lavoratori che hanno perso la vita o subito gravi conseguenze mentre svolgevano il proprio dovere. Questa giornata rappresenta un momento di riflessione profonda, che ci richiama alla responsabilità collettiva nel costruire una cultura della sicurezza sempre più radicata e concreta».

Un impegno che per Salis non può arretrare: «Ogni incidente sul lavoro è una ferita non solo per le famiglie colpite, ma per l’intera comunità: perché il lavoro deve essere un luogo di dignità, non di rischio – e ogni morte bianca è una morte di troppo». E ancora: «Come amministrazione, rinnoviamo il nostro impegno per promuovere il rispetto delle norme sulla sicurezza, sostenere la formazione e vigilare affinché la prevenzione non sia mai trascurata. A nome di Genova, esprimo la nostra vicinanza ai familiari delle vittime e a tutte le persone colpite da infortuni sul lavoro. Il loro dolore deve essere lo sprone che ci spinge ad agire, ogni giorno, per un futuro più giusto e sicuro per tutti».

D’Angelo (PD): “Numeri che sono vite: responsabilità e risorse”

Alla cerimonia genovese è intervenuto come oratore ufficiale il consigliere regionale Simone D’Angelo (Partito Democratico):
«La 75ª Giornata nazionale per le vittime di incidenti sul lavoro non può essere soltanto un momento di memoria, ma deve diventare un’occasione concreta di impegno e responsabilità verso il futuro. Oggi ricordiamo chi ha perso la vita lavorando, ma ricordare non basta. È necessario agire».

D’Angelo ha richiamato i dati regionali: «In Liguria, nei primi otto mesi del 2025, si sono registrate 19 morti sul lavoro, sei in più rispetto allo stesso periodo del 2024: un aumento del 55%. Non sono numeri, sono vite spezzate. Dietro ogni dato si cela una tragedia che poteva essere evitata. Non si può morire di lavoro». E ha aggiunto: «L’84% delle imprese controllate è risultato irregolare e le malattie professionali sono aumentate del 19%. Eppure, su oltre 130.000 aziende presenti sul territorio, si effettuano appena 1.300 ispezioni all’anno. Servono più risorse, più personale PSAL, più controlli. È una responsabilità politica, non solo tecnica. Occorre rafforzare i servizi di prevenzione e sicurezza, assumere tecnici qualificati, potenziare la formazione e investire seriamente nella cultura della sicurezza, troppo spesso sacrificata in nome del profitto».

Un ultimo passaggio è dedicato alla condizione del lavoro: «In una regione dove l’80% dei nuovi contratti è precario, il lavoro si è fatto fragile, e con esso anche la sicurezza. Non possiamo accettare che la vita delle persone diventi una variabile economica. La sicurezza deve essere una priorità politica e sociale. Le istituzioni oggi devono agire, non solo promettere. Perché il lavoro deve significare libertà, crescita, dignità. Mai morte».


Tra memoria e impegno, Genova ha trasformato la giornata in un’agenda di priorità concrete: più ispettori e coordinamento, formazione continua, appalti sicuri, lotta all’irregolarità e valorizzazione della qualità del lavoro. Un percorso che chiama a raccolta istituzioni, imprese e parti sociali per ridurre davvero a zero — e non solo a parole — il tributo di vite pagato al lavoro.


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